Costruzione Beauty Dish con un vaso da fiori (home made)

Riposto l’ articolo che è stato pubblicato sul numero 5 di OurPhoto, spiega come costruire un beauty dish con del materiale a basso costo quale un vaso per fiori e qualche ora di lavoro, buona lettura e buona costruzione !

Il giornale è scaricabarile qui.

 

Beauty dish.


Molti fotografi famosi utilizzano spesso il beauty dish per le loro sessioni fotografiche, eppure intorno a questo argomento aleggia una sorta di alone di mistero. Tra i fotografi non professionisti è molto più comune riscontrare l’utilizzo del più tradizionale softbox o del più versatile ed economico ombrellino.

LA TECNICA:

Cercherò di fare un po’ di luce su questo argomento l’idea alla base è di una semplicità disarmante: la luce emessa dal flash viene riflessa da una superficie lucida (riflettore secondario)posta a qualche centimetro dal tubo xeno, per essere poi convogliata da un secondo riflettore a disco concavo ed inviata infine verso il nostro soggetto. (fig1) Questo è il principio di base,che, per quanto sia sempre lo stesso, attraverso il cambiamento di alcune variabili permette di ottenere risultati molto diversi tra loro.

 

Consideriamo di usare un flash da studio ( uno speedlight non offre la stessa versatilità ) : il tubo xeno è di forma toroidale e l’ emissione luminosa scaturisce da tutta la sua superficie. Per comodità identifichiamo delle direzioni di emissione: frontale ( verso il soggetto ), laterale (perpendicolare all’ asse soggetto-flash) e posteriore (verso il flash). Vediamo ora come si comportano: La laterale  viene convogliata dal disco concavo (riflettore principale) e direzionata verso il soggetto, la posteriore  viene riflessa dalla superficie riflettente alla base del flash e va ad intensificare l’ emissione frontale ed infine la frontale, quella che più ci interessa, che risulta di intensità maggiore. Seguendo il principio di funzionamento sopra descritto, la luce frontale rimbalza sul riflettore secondario e va a sommarsi all’emissione laterale per raggiungere il soggetto. Tuttavia già ora possiamo introdurre una prima variante: se invece di uno specchio mettessimo qualcos’altro davanti al tubo xeno cosa accadrebbe? Ripartiamo dall’inizio: se usiamo la tecnica “tradizionale” e mettiamo un riflettore a specchio davanti al tubo xeno, questi sono gli effetti che otterremo: l’emissione frontale viene riflessa e convogliata sul riflettore principale che la ammorbidisce, le ombre sul soggetto in questo caso sono più morbide, i contorni meno marcati, tra le zone illuminate e quelle in ombra si pone un’ area di transizione, il riflesso negli occhi (o in altre superfici lucide) è a forma di ciambella. Se al contrario non mettiamo niente davanti al tubo xeno, l’ emissione frontale, sommata a quella laterale, raggiunge il soggetto e la luce risulta molto concentrata (quanto concentrata dipende dalla concavità del riflettore principale), molto dura con ombre estremamente nette dai contorni definiti. Se invece decidiamo di usare una superficie traslucida al posto dello specchio cosa succede? In linea di massima il principio è lo stesso di quando si utilizza lo specchio, ma l’ emissione frontale in questo caso passa attraverso il materiale traslucido, che funge da softbox, ammorbidendo la luce che arriva sul soggetto e creando delle ombre estremamente morbide dai contorni sfumati. A questa luce “centrale” sommiamo ora anche la componente laterale ed otteniamo un fascio di luce estremamente morbida al centro che diventa più dura e definita ai bordi del fascio luminoso. Il riflesso ora non assume più la spiacevole forma a ciambella, ma diventa un cerchio uniforme che, usato peril ritratto, riflettendosi nell’occhio, dona allo sguardo un punto di luce che lo rende luminoso ed interessante.

LA COSTRUZIONE:

Dopo questa piccola divagazione tecnica, magari ci è venuta la voglia di sperimentare il beauty dish e allora cerchiamo di acquistarne uno, ma ci rendiamo presto conto che, pur ripiegando su marche meno blasonate, il prezzo è comunque elevato. Che fare allora? Rinunciare? Direi di no, ma anzi è il momento di ingegnarsi e vedere se dei prodotti di uso comune possono fare al caso nostro ed essere “aggiustati” per utilizzo fotografico. Un comune vaso da fiori di plastica di 50cm diametro a questo punto sarà un buon punto di partenza, ma vorrei fosse chiaro che quello che segue non vuole essere manuale di istruzioni su come realizzare un beauty dish in casa. Qui non troverete schemi tecnici e misure, ma soltanto delle idee, degli spunti che poi ognuno potrà interpretare a modo suo, secondo la propria esperienza ed a seconda dei mezzi a disposizione.

Il necessario per cominciare è: un vaso da fiori, diametro 50 cm (ma non è vincolante) altezza circa 20 cm; vernice bianca (o argento); vernice nera opaca; un pezzo di plexiglass opalino (circa 20x20cm); mezzo metro di barra filettata diametro 6mm; una manciata di dadi; alcune viti. Tutto il materiale si trova facilmente ed a poco costo nei negozi di fai da te.

L’ idea è di forare la base del vaso (riflettore principale) per alloggiare la testa del flash, costruire dei dischi con il plexi (riflettore secondario) leggermente più grandi della dimensione della testa ed usare due pezzi di barra filettata per sospendere il riflettore secondario sopra al tubo xeno.

La barra filettata funzionerà da supporto, da un lato fissata con i bulloni sulla base del vaso e dall’ altra, sempre con dei bulloni, sosterrà il riflettore secondario, che potrà essere costruito con il plexi opalino per la versione traslucida e con un comune foglio plastico verniciato di argento (o con della pellicola di alluminio incollata) per farne uno specchio. La superficie esterna andrà verniciata con del nero opaco mentre quella interna con del bianco o argento (attenzione che questo colore andrà ad influire sulla temperatura di colore della luce che raggiunge il soggetto!). Personalmente preferisco il bianco avorio che rende i toni leggermente caldi ed è ottimo per i ritratti.

Per aumentare ulteriormente la versatilità si può usare il solo riflettore principale con una tela traslucida tesa sulla parte superiore a creare un soft box circolare. La tela, reperibile a poco prezzo nei negozi di stoffe, può essere fissata con del velcro oppure con del comune elastico da sartoria cucito sul bordo esterno.

Il nostro beauty dish sembra finito, ma manca una parte fondamentale: il collegamento con il flash. Qui sfortunatamente il problema si complica, perché ogni produttore ha la sua baionetta e neanche la stessa nei diversi modelli prodotti negli anni. Vi descriverò la mia soluzione per l’ attacco Bowens, che sembra essere quello che nel tempo ha trovato maggior riscontro da parte dei produttori. Ne esistono due versioni L-type ed S-type. La “L” (che indica “large”) è molto vecchia e viene usato sulla serie monolight e similari, la prendo in considerazione perché ad oggi questi flash (che nonostante l’età reputo molto validi) si possono trovare sul mercato dell’ usato a dei prezzi estremamente convenienti, ma purtroppo non si trovano altrettanto facilmente i modificatori per questo attacco, il che scoraggia l’ amatore nell’ acquisto, privilegiando il mercato dei flash “cinesi” a basso costo, che invece adotta un attacco “standard”.

Come da fig. ho usato il copri tubo come sagoma per tracciare il foro di alloggiamento della testa del flash. La ritenuta meccanica sul beauty dish è composta da due lamelle a L che sono fissate alla base del vaso mediante le stesse barre filettate, che sostengono il riflettore secondario. In questo modo si conferisce maggior solidità alla struttura. Le lamelle entrano poi nella scanalatura della baionetta del flash e sono mantenute in sede dalle viti di fissaggio.

La baionetta “S” (small) è invece molto difficile da replicare, essendo costituita da un tubo con 3 denti alle estremità, che si inserisce nel flash e necessità di una rotazione di una decina di gradi per il fissaggio. Qui l’ ideale è comprare un copri tubo di ricambio (si trovano a pochi euro on line) per poi tagliarlo in modo da recuperare la baionetta, che andrà fissata alla base del vaso. Per il fissaggio si possono usare le tecniche più varie, dalla colla alle viti etc. La soluzione da me adottata è la seguente: dopo aver tagliato la baionetta 3 cm più lunga del necessario ho ammorbidito la plastica con il calore per piegarla a 90 gradi, creando così un bordo da far aderire al vaso. Un po’ di colla ed alcune viti hanno finito il lavoro.

Una soluzione alternativa, leggermente più costosa, ma adattabile a tutte le marche è di comprare uno speedring, generalmente usato sui soft box pieghevoli, che si trova con le diverse baionette d’innesto. Visto che lo speedring è costruito in metallo, il fissaggio risulta più facile e può essere fatto con delle viti passanti.

Bisogna ricordare che le luci pilota sono molto potenti e di conseguenza emettono anche molto calore, che non va assolutamente d’accordo con la plastica. Consiglio pertanto di acquistare del nastro adesivo di alluminio ed incollarlo dentro alla baionetta ed alla base del riflettore. Questa soluzione conferirà una buona rigidità strutturale, proteggerà la plastica dal calore e rifletterà meglio la luce.

LA PROVA SUL CAMPO:

E’ arrivato il momento di vedere se il nostro duro lavoro verrà ricompensato dai risultati. Per le prove il flash è stato settato sempre alla stessa potenza e le impostazioni usate sono quelle riportate dall’ esposimetro.

Solo riflettore principale:  La luce appare molto dura e direzionata e non ci sono perdite di luminosità. Questo settaggio va bene come luce di schiarita o per un’occasione dove si cerca una buona definizione.

Riflettore a specchio:  La luce appare abbastanza dura ma non “sparata” come nel caso precedente. La perdita di luminosità in questo caso è di circa 1 stop. Questo è l’assetto standard con cui vengono venduti i beauty dish commerciali, ottimo per foto di moda a mezzo busto.

Riflettore traslucido:  La luce è ancora più morbida e non ci sono perdite di luminosità. Le ombre sono morbide pur mantenendo nell’insieme una buona definizione generale, adatta al ritratto ed alle foto di moda.

Softbox:  La luce è molto morbida, la perdita di luminosità è di circa 1 stop e le ombre sono molto sfumate. Questo settaggio è ottimo per ritratto

CONCLUSIONE:

La prova sul campo è positiva, la struttura risulta robusta e leggera, il cambio dei vari accessori è facile e veloce. L’ unico neo è dato dalle dimensioni. Non trattandosi di un ombrellino, che puo’ essere piegato e stivato con lo stativo, il vaso da fiori ha quelle dimensioni e non è possibile fare niente per ridurle per facilitarne il trasporto o lo stoccaggio. Ciò nonostante, con poche ore di lavoro ed un investimento esiguo dal punto di vista economico, ci troviamo in mano uno strumento estremamente versatile, che con pochi gesti può trasformarsi da parabola standard, per una luce dura e diretta, a beauty dish o a softbox circolare, per una luce estremamente morbida.

Un doveroso ringraziamento vanno al modello (papero) ed al suo agente (mio figlio) per gli scatti di prova.

Alla prossima idea...

 

4 pensieri su “Costruzione Beauty Dish con un vaso da fiori (home made)

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