Mostra 7x8R e Decrescita

Una volta avviato il NeD project, il nostro gruppo aveva bisogno di alcune conferme e di alcune informazioni. Ci serviva qualcuno che valutasse il lavoro fatto fino ad allora, spiegandoci al contempo quale fosse lo stato dell’arte.Per fare questo, abbiamo contattato il signor Adriano Perini, presidente di PHOTOIMAGO, fotografo di spicco, molto attivo nel panorama artistico regionale sia come autore che come curatore di mostre e manifestazioni inerenti alla fotografia. Adriano è una persona gentile e garbata, ma non ha peli sulla lingua e quindi all’incontro ci siamo presentati con un po’ di ansia da prestazione. Con noi avevamo un paio di stampe e l’Ipad di Max era stato caricato con gli ultimi lavori, ma in definitiva non avevamo ben chiaro neanche noi cosa volessimo ottenere da questo incontro. Collaborazioni, complimenti? Lo avremmo scoperto presto. Appuntamento alle 11 in piazza a Muggia in una fredda mattina di Marzo. Adriano si presenta puntuale e fatte le presentazioni, subito ci rechiamo al nostro piccolo studio per parlare un po’.  Mostriamo ad Adriano i nostri lavori, lui li studia, li commenta, ci dà un paio di consiglie ci fa le critiche del caso. La discussione procede rilassata e mentre cerchiamo di fare bella figura Adriano ci propone una possibile collaborazione per un grande progetto che dovrebbe coinvolgere tutta la provincia di Trieste con mostre e conferenze. Ci chiede se sappiamo cosa sia la Decrescita teorizzata da Serge Latouche e noi da bravi ex studenti, dopo aver scartato l’ipotesi che il buon Adriano stia parlando della stempiatura sulle capocce dei due maschietti del NeD team, borbottiamo in maniera approssimativa “sì, ne ho sentito parlare”, annuendo con espressione vaga in perfetto e collaudato stile scolastico. Rendendosi conto dell’ignoranza del NeD gruppo su questa tematica, Adriano ci fa una breve introduzione alla filosofia delle 8R e ci invita a presentare un progetto che andrà poi sottoposto al vaglio di una commissione valutatrice. Se il progetto venisse approvato, avremmo la possibilità di esporre il nostro lavoro in una mostra che si terrà a Novembre del 2011 presso il Museo Carà di Muggia. Promette, qualora fossimo interessati alla cosa, di inviarci quanto prima il materiale cartaceo e tutti i documenti ufficiali di questo lavoro sulla Decrescita che dovrebbe partire a Trieste nei mesi successivi. Ovviamente accettiamo a scatola chiusa senza pensarci troppo, carpendo il diem che ci si presenta così all’improvviso. Salutiamo Adriano, lo ringraziamo e gli promettiamo di consegnare il progetto entro i tempi previsti. Dopo un brain storming della durata di un paio di settimane, in cui ognuno dice la sua e in cui le idee si susseguono e si scontrano senza sosta, finalmente arriviamo ad un accordo e, preparato il testo per descrivere il nostro progetto, comunichiamo tutto a Perini, che, dopo un’ attesa di un paio di giorni, ci fa sapere che il progetto è stato approvato e che possimo partire. Presi dal fuoco della passione creativa decidiamo che il set per le foto in interni saranno creati a casa di Max, mentre quello per le foto en plein air sarà via Ginnastica a Trieste. L’idea che vogliamo sviluppare è che ognuno di noi ha la possibilità di approciarsi al quotidiano con atteggiamenti diversi e che il “Decrescere” è alla portata di tutti. Realizzeremo il tutto con sei scatti divisi in tre coppie. Attraverso queste foto descriveremo due modi contrapposti di comportarsi in tre situazioni diverse che accomunano chiunque nella vita di tutti i giorni. Avremo quindi uno scatto “positivo” ed uno “negativo” per ogni situazione, dove il positivo rappresenterà un comportamento in linea con la Decrescita e il negativo un comportamento da cambiare (volendo “decrescere”, ovviamente…). Il modello per le foto sarà Alex, cantante dei Back Door Men, accompagnato in alcuni scatti da Debora, ragazza con cui abbiamo già collaborato in molteplici occasioni. La prima situazione è quella dello spostamento in città (non importa per andare dove) e così recuperata una bicletta d’annata ci vediamo in via Ginnastica (scelta perchè particolarmente congestionata dal traffico) per il primo scatto. Alex dovrà scendere per la suddetta via in bicicletta accanto alla fila di auto incolonnate. Per realizzare lo scatto tutti devono fare la loro parte nel reggere riflettori, flash, batterie e quant’altro. Dopo un sacco di prove finalmente arriviamo al risultato voluto, mentre tutti i passanti commentano ad alta voce chiedendosi se stiamo girando una pubblicità o qualche film. Buon segno, siamo credibili… In totale ci mettiamo quasi un’ora, perchè trovare l’inquadratura giusta tra le macchine che passano non è una passeggiata e il maledetto trigger radio per il flash funziona una volta su quattro, ma alla fine abbiamo una serie di scatti buoni tra cui andremo a scegliere il migliore. Il secondo e il terzo set cercheremo di farli in un un’unica sera a casa di Max per un totale di quattro foto, quindi ci troviamo nuovamente un paio di settimane dopo pronti a realizzare gli scatti. Grazie alla collaborazione di tutti i presenti (un grosso grazie anche a Monica e Simone) riusciamo con sforzi titanici contro il tempo a finire tutto. Le due coppie di foto sono venute bene e Max si è dimostrato un maestro nel coordinare i quattro flash sincronizzati (in una foto sembra che sia giorno nonostante siano le undici di sera). Ce ne torniamo a casa stanchi, ma soddisfatti, ormai manca solo lo scatto “negativo” da fare in via Ginnastica, che andrà realizzato la settimana successiva. Per questo ultimo scatto in esterna ci rechiamo nel medesimo posto e questa volta Alex si sistema all’interno della macchina di Max, recitando la parte dell’automobilista incazzoso e stressato. Nell’insieme lo scatto è risultato essere più facile del precedente, anche perchè almeno questa volta nessuno ha rischiato di essere investito. Anche in questa occasione abbiamo calamitato l’attenzione di passanti e automobilisti e sentire le teorie più disparate su quel che stavamo facendo è stato abbastanza divertente. Dopo aver provato una decina di inquadrature diverse con i relativi scatti, ce ne siamo tornati a casa pronti a iniziare la selezione e la postproduzione di tutti gli scatti. L’incontro con Perini è stato fissato per alcune settimane dopo. Ci siamo presentati a casa sua con le immagini digitali e una provinatura di stampa di tutte le foto. Abbiamo pensato di virare le foto positive su toni caldi, mentre le negative sono state virate su toni più freddi e cupi. Con nostro grande sollievo Perini è molto contento del lavoro fatto e ci dice di cominciare a pensare alle stampe, ma con tutta onestà va detto che luglio e agosto e settembre li abbiamo passati a fare tutt’altro, accantonando temporaneamente la Decrescita. A fine settembre Perini ci contatta e ci comunica di aver organizzato un sopralluogo al museo Carà per distribuire gli spazi del museo. A noi viene assegnata una delle pareti migliori (quasi sette metri di lunghezza), cosa che ci consentirà di usare stampe molto grandi. Unico dubbio resta il budget. Perini ha diviso i fondi a disposizione in parti uguali tra tutti i partecipanti e la nostra fetta rischia di essere troppo piccola per coprire le spese di quel che vogliamo realizzare. Poco male, è inutile fasciarci la testa prima di aver preso la botta e così iniziamo a farci fare una serie di preventivi. Senza troppo stupore scopriamo presto che, optando per una stampa di qualità da attaccare su forex, i soldi a disposizione non bastano. Mosca bianca è una ditta di Muggia che ci propone di stampare su vinile adesivo da attaccare al forex. Facendo così resteremmo nella cifra pattuita con Perini. Metteremo poi di tasca nostra i soldi per comprare i supporti di ancoraggio alla parete. Le stampe vengono effettuate ad una settimana dall’inaugurazione e nella migliore tradizione NeD ci troviamo a casa di Max per preparare ed incollare le strutture di legno sul forex. A fine serata tutto è pronto e l’appuntamento è per la settimana successiva per allestire la mostra. Lunedì, come d’accordo con Perini, ci rechiamo al Carà alle sei di sera, solo per scoprire di avere solo un’ora a disposizione per l’allestimento. Giusto il tempo di prendere le misure e di pensare a come disporre le foto ed ecco che arriva l’impietoso custode a dirci che è ora di chiudere. Convinti di aver perso soltanto tempo ci diamo appuntamento per il giorno successivo quando dovremmo avere almeno due ore per finire il lavoro. Il martedì anche gli altri artisti stanno sistemando le loro opere e in un tripudio di battiti di martello, che riempie il museo, le foto ad una ad una trovano posto sul muro davanti a noi. Quando alla fine tutto è pronto l’effetto è buono e siamo tutti soddisfatti. Adriano ci conferma che il lavoro gli piace e questa è la ciliegina sulla torta.  In realtà abbiamo perso più tempo per decidere dove mettere la targhetta coi nostri nomi che non per appendere le foto, ma il risultato finale è buono e ora non ci resta che aspettare l’inaugurazione…anzi no. Max da ex rocciatore decide di sfidare i cinque metri di altezza del soffitto e si avventura su un’impalcatura per posizionare i faretti del museo in maniera strategica. Il risultato di quest’ ultimo accorgimento è ottimo, perché per puro caso i fasci luminosi dei faretti sono perfettamente in linea coi punti luce delle nostre foto e tutto sembra studiato ad arte. Molto, molto bene. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento per l’apertura. Giovedì alle cinque e mezza siamo tutti lì, nervosi, emozionati e curiosi di vedere come andrà. Passiamo il tempo passeggiando su e giù per la sala con un occhio sempre rivolto all’orologio. Arriva anche la nostra amica fotografa Fiorella che si è offerta di filmare l’evento. Non ci manca proprio niente e man mano che l’ora si avvicina, la gente comincia ad affluire e, tra conoscenti, amici e persone mai viste prima, ben presto un nutrito pubblico affolla il Museo Carà. Alle sei e un quarto Perini richiama l’attenzione dei presenti e, raccolti gli artisti intorno a sè, dopo una breve introduzione, illustra il lavoro di ognuno. L’emozione è molta ed avere di fronte una cinquantina di persone che ci osservano fa uno strano effetto. Fissando un po’ il pavimento, un po’ Marina e Max e un po’ il pubblico (e dispensando sorrisi nervosi ai volti noti) realizzo che questo è stato un traguardo per tutti noi. Essere inseriti in una mostra curata da Photoimago insieme a fotografi molto noti, che in contemporanea stanno esponendo le loro opere alla Biennale di Trieste presso il Magazzino 26, è un onore ed è un risultato che abbiamo raggiunto insieme. Quando Perini inizia a parlare di noi resto stupito per le belle parole che usa, descrivendo accuratamente il nostro lavoro e facendoci dei complimenti inaspettati e molto graditi. Tutto passa in fretta e subito si passa a descrivere il lavoro dell’artista successivo, ma i nostri cinque minuti di gloria li abbiamo avuti e non ce li leva nessuno. Finita la presentazione Perini invita tutti al buffet e sebbene, come spesso accade, il cibo sparisca dai vassoi neanche fossimo in periodo di carestia, riesco a prendere un pezzo di frittata e due patatine fritte che il mio tesoro (Tommaso, mio figlio maggiore) mi ha portato appositamente facendosi largo tra i commensali. Per tutta l’ora successiva io e Max ci dedichiamo ad vagare per la sala, stringendo mani eaccettando complimenti, critiche e domande sempre col sorriso. Essere lì è per entrambi una gran cosa e anche Marina sembra molto contenta seppure impegni famigliari la costringano ad andarsene prima della chiusura. L’inaugurazione è andata molto bene, il lavoro è piaciuto e i commenti sono stati positivi. Abbiamo perfino scoperto di essere neosituazionisti (???), ma soprattutto abbiamo visto che, vogando tutti nella stessa direzione, da qualche parte si arriva sempre, basta crederci. Grazie a Perini per aver creduto in noi, grazie a tutti gli amici e i famigliari che sono venuti e che ci hanno aiutato nei modi più disparati, grazie a tutti quelli che andranno a visitare la mostra entro l’undici di dicembre e un grazie anche a quelli che non riusciranno ad andarci pur volendolo fare. Un grazie a tutti per aver creduto in noi.  Questa mostra è stata un successo e speriamo di continuare così negli anni a venire.

Vai alla pagina delle fotografie del lavoro su NeD project

 

 

2 pensieri su “Mostra 7x8R e Decrescita

  1. Visto il successo riscosso al museo Carrà, riproponiamo il nostro lavoro presso il patronato ACLI di via S. Francesco 4/1 Trieste.
    L’ ingresso è ovviamente gratuito.
    Un ringraziamento al patronato ACLI per l’ ospitalità.
    per ulteriori informazioni qui.

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